Legumi – Neolitic

Un gruppo di ricercatori del Weisman Institute di Israele ha trovato tracce di consumo di legumi nel Neolitico, circa 10.000 anni fa, in Israele.

Non di solo pane: La Popolazione del Neolitico di Israele Prima a Coltivare Fave, 10.000 Anni fa

13 ottobre 2015 • Haaretz • Ariel David • TAGS: Archaeology, Chemistry, Climate change, Culture, Plants

Montagne di fagioli carbonizzati trovati nel Nord di Israele provano che l’uomo preistorico coltivava legumi come raccolto base prima di coltivare cereali.

Fave carbonizzate di 10.000 anni. Una quantità che sarebbe stato molto difficile raccogliere da piante selvatiche, a indicare che il legume era stato domesticato. Autore: Jacob Vardi, Israel Antiquities Authority

Gli Israeliani le miscelano nell’hummus. Gli Egiziani le mangiano schiacciate a colazione. Si scopre che entrambi seguono una tradizione orgogliosa. Un nuovo studio suggerisce che gli uomini che vivevano in Galilea sono stati i primi ad domesticare le fave più di 10.000 anni fa, e che erano il loro cibo base molto prima che i cereali fossero coltivati in quell’area.

Secondo una relazione pubblicata martedì in Scientific reports, la versione online ad accesso libero della principale rivista scientifica Nature, le fave sono l'unico tipo di coltivazione che risulta essere stato domesticato in quello che è oggi Israele.

La scoperta aggiunge un nuovo capitolo alla storia di come l’uomo si è trasformato da cacciatore-raccoglitore ad agricoltore sedentario durante il Neolitico, conducendo alla fine al sorgere delle civiltà complesse. Potrò essere anche di ausilio nel tracciare l’elusiva fava selvatica, un beneficio potenziale per gli agronomi che sono alla ricerca di varietà più forti più in grado di sostenere gli estremi climatici e i parassiti.

Alla ricerca del legume selvatico

“Mentre gli scienziati hanno avuto abbastanza successo nel tracciare la domesticazione del frumento e di altri cereali in aree specifiche, dalla Turchia all'Iran, sono stati meno fortunati con i legumi “dice Valentina Caracuta, una archeobotanica che ha condotto lo studio per il Weizmann Institute of Science di Rehovot.

“Uno dei problemi è che, a differenza dei cereali, i semi di legumi domesticati non hanno caratteristiche visibili che li distinguano chiaramente dalle varietà selvatiche”, spiega.

Per risolvere il mistero della domesticazione delle fave, quindi, gli scienziati hanno avuto bisogno di prove indirette.

Il fagiolo fumante

Negli ultimi anni, gli archeologi dell’Israel Antiquities Authority hanno trovato migliaia di fave carbonizzate in tre siti Neolitici confinanti nella Bassa Galilea: Ahihud, Nahal Zippori e Yiftah’el.

“Con l’uso del radiocarbonio i resti sono stati datati a 10.020 anni fa, fornendo alcuni tra i più antichi esempi di fave trovati in un contesto umano”, dice Elisabetta Boaretto, fisico nucleare a capo del Max Planck-Weizmann Centre for Integrative Archaeology and Anthropology.

Ma venivano coltivate amorevolmente o prese a caso in natura? “La grande quantità di fave che sono state trovate dagli scienziati indica the la pianta era stata domesticata”, dice Caracuta. “I legumi selvatici tendono a rimanere dormienti nel suolo, e germogliano sono occasionalmente”, spiega. “Per ottenere così tante fave quante ne sono state ritrovate nell’insediamento in Galilea, a rigor di logica gli uomini avrebbero dovuto selezionare e coltivare semi non dormienti”.

Per quanto riguarda il loro uso quale alimento base nella dieta del neolitico, il fatto che nei siti sia stata ritrovata solo una manciata di semi di cereali è una ulteriore prova che gli abitanti si affidavano alle fave quale ingrediente principale della loro dieta. Tra le antiche scorte di cibo sono state trovante anche lenticchie e altri legumi.

Ahihud

Vista aerea dei resti del villaggio Neolitico di Ahihud. Fonte: Skyview, per concessione dell’IAA

“L’alto contenuto proteico dei legumi, che li rende un ideale sostituto della carne, può aver involontariamente contribuito a scegliere questo cibo”, dice Caracuta.

“In altre parti della Mezzaluna Fertile erano già stati domesticati i cereali da più di mille anni”, annota, “ma qui hanno investito nella produzione di legumi. Nessuna traccia di una coltivazione di legumi così intensa è stata trovati in altri posti del Vicino Oriente”, aggiunge.

“Poche dozzine di fave di all’incirca lo stesso periodo sono state recuperate a Tell el-Kerk, un sito in Siria”, aggiunge, “ma non sono mai state datate con il carbonio. Inoltre, la piccola quantità non da sostegno all’ipotesi che fossero coltivate, al contrario di quanto fortunatamente scoperto”.

E’ difficile dire cosa accadde a quei primi agricoltori della Galilea che avevano accuratamente ammassato le loro riserve di fave in fosse di stoccaggio e sotto i pavimenti intonacati delle loro capanne.

Il fatto che tutti i semi nei siti fossero bruciati ha portato alcuni archeologi a speculare che fossero stati distrutti di proposito da forze ostili, che avevano attaccato i villaggi.

“Ma potrebbe essere stato anche un incendio accidentale, un tentativo di uccidere i parassiti, o qualcos’altro”, dice Boaretto, la fisica nucleare. “Ironicamente, otteniamo più informazioni in caso di guerra o di tragedia, perché in generale studiamo solo materiale bruciato: il materiale organico non carbonizzato si decompone rapidamente”.

“La scoperta della coltivazione delle fave complica il quadro della rivoluzione agricola”, dice Jacob Vardi, uno degli archeologi dell’Israel Antiquities Authority che ha lavorato nei siti. “La domesticazione è normalmente collegata all’Oriente settentrionale, ma qui abbiamo la prova che è successo nel sud e in un modo particolarmente legato al sito”.

yiftahel

Il sito Neolitico di Yiftah’el. Fonte: Weizmann Institute

Oltre al valore storico, lo studio dovrebbe essere utile a botanici ed agronomi che fino ad ora non sono riusciti ad identificare la forma selvatica della “vicia faba” – nome scientifico della pianta.

“Se si è estinto, l’antenato selvatico della fava odierna è possibile trovarlo nell’area in cui fu domesticato per la prima volta”, dice Caracuta.

Localizzarla sarebbe importante perché la maggior parte delle specie, compreso l’uomo, mostrano la loro diversità genetica più ampia nell’area in cui si evolsero per la prima volta. La scoperta della fava selvatica potrebbe condurre alla scoperta di varietà con una maggiore renitenza ai parassiti o alle fluttuazioni climatiche, sperando che possano renderle più resistenti ai cambiamenti climatici.

Un altro punto interessante è il favismo, un’allergia a questi legumi spesso fatale, causata da una mutazione genetica che si trova principalmente tra le popolazioni mediorientali. Non pochi Israeliani ne soffrono.

“E una coincidenza che il favismo sia prevalente nell’area dove la pianta fu domesticata per la prima volta?” si chiede Caracuta, “E’ una questione su cui indagare”.

Fonte: weizmann-usa.Institute